10 miti da sfatare sulle foreste italiane

Alex Pra
Alex Pra · 26 Agosto 2019
© Giulia Grotto / FSC Italia

I boschi italiani sono in pericolo. Chi pianta è buono e chi taglia è cattivo. Più legno e carta uguale meno foreste.
Questi alcuni dei più diffusi falsi miti da sfatare sulle foreste in Italia. La crescente superficialità e incapacità nell’affrontare e comprendere davvero la realtà forestale italiana è oggi una delle principali minacce alla tutela, conservazione e valorizzazione delle nostre foreste.

// Il contenuto originale di questo articolo è stato scritto da Alex Pra, Niccolò Marchi e Omar Mologni.

Ecco perché abbiamo deciso di raccogliere i 10 più comuni miti su alberi e piante, e di smontarli con l’aiuto di dati e conoscenze scientifiche.

1. I boschi italiani sono in pericolo!
Beh, non proprio… dando uno sguardo ai dati degli ultimi inventari forestali, i nostri boschi sono in continua espansione*. Dalla fine della prima guerra mondiale (periodo che ha visto un uso intensivo e indiscriminato dei boschi) ad oggi, la superficie forestale italiana è pressoché triplicata. Se negli anni venti erano censiti in Italia circa 4 milioni di ettari di boschi, oggi ne contiamo oltre 11 milioni.

Ma a cosa è dovuta questa trasformazione del territorio? Principalmente alla trasformazione della società italiana, che da agrosilvopastorale è diventata urbana-industriale, e al successivo abbandono di pascoli e coltivazioni nelle aree montane e collinari, ovvero proprio quelle aree dove il bosco si sta (ri)prendendo i suoi spazi.

2. Bosco = legname
Decisamente no, il legname è solo uno dei tanti prodotti del bosco, che fornisce funghi, tartufi, frutti, sughero, resine, erbe aromatiche, piante medicinali e servizi importantissimi, quali la tutela del suolo attraverso la protezione dall’erosione e dal dissesto idrogeologico, la regolazione del ciclo dell’acqua, la fissazione del carbonio atmosferico (e così la riduzione dei gas serra), la fornitura di habitat per la biodiversità e infine spazi per attività sportive, educative, terapeutiche e ricreative.

L’insieme di tutti questi prodotti e servizi prende il nome di Servizi Ecosistemici.

3. I nostri boschi sono “naturali”
Sentiamo spesso dire: “salviamo i boschi dall’azione dell’uomo!”: e se vi dicessi che i nostri boschi sono proprio il risultato dell’azione dell’uomo?

In Italia, infatti, l’88% di queste aree è antropizzato e di origine seminaturale o artificiale**. I paesaggi forestali italiani sono stati modellati dall’uomo nel corso di millenni di convivenza e si ritrovano semplificati nella struttura e nella composizione di specie. Non possiamo quindi associare i nostri boschi alle condizioni di equilibrio ecologico millenario delle foreste vergini del bacino amazzonico, del Congo o di alcune zone dei Carpazi.

4. I nostri boschi non vanno toccati
Certo, i boschi non hanno bisogno di noi, ma siamo noi ad avere bisogno di loro.

Se ben gestiti, alberi e piante forniscono numerosi prodotti e servizi essenziali alla vita e al benessere della nostra società.

Una gestione attiva e sostenibile dei boschi ci permette di valorizzare le funzioni ambientali, sociali ed economiche del bosco: ecco quindi perché i nostri boschi vanno utilizzati.

5. Chi pianta è buono, chi taglia è cattivo
Lo pensate davvero? Beh, da un punto di vista tecnico non è proprio così. Il taglio di alberi non è un crimine, quando è effettuato da operatori specializzati secondo una pianificazione ben precisa, ed è lo strumento base della selvicoltura naturalistica che pratichiamo in Italia. Un sistema dove gli alberi vengono tagliati in modo selettivo, mirando ad imitare le dinamiche naturali del bosco e favorendo la rinnovazione naturale di specie locali.

6. Più legno e carta = meno foreste
Il legno è il materiale di origine biologica rinnovabile e riciclabile più importante a disposizione dell’uomo sulla Terra. Possiamo usarlo in maniera sostenibile, se in un bosco tagliamo meno di quanto cresce.

Ogni metro cubo di legno utilizzato significa inoltre sostituire materiali derivanti da fonti fossili inquinanti, come la plastica. Crescendo, infatti, l’albero assorbe carbonio atmosferico che resta imprigionato nel legno per l’intero ciclo di vita.

Se si aggiunge poi il fatto che il legno può essere riciclato, o utilizzato come fonte energetica alternativa a carbone o gas, quale altro migliore strumento di lotta ai cambiamenti climatici abbiamo?

7. I boschi sono di tutti
Certo, dipende dai punti di vista… ma sicuramente non da quello della proprietà. Infatti, il 63% dei boschi italiani sono di proprietà privata, soprattutto individuale e familiare (80%). In Italia vi sono anche altre forme di proprietà forestale, di cui alcune molto antiche, come quella comunitaria delle Regole nel bellunese. L’altro 34% dei boschi è invece di proprietà pubblica, rappresentata in gran parte dai Comuni. Ma…63 più 34 non è uguale a 100… e la differenza? Sembrerà incredibile, ma il 3% dei boschi italiani non ha proprietario o questo è sconosciuto!

8. Il fuoco è nemico dei boschi
Il fuoco non è sempre il nemico numero uno dei boschi come ci viene fatto credere ma, anzi, è un elemento che ha un preciso ruolo ecologico negli ecosistemi forestali, in particolare quelli mediterranei.

Avete mai provato a bruciare il sughero? Beh non ci riuscirete facilmente…. vi sarà quindi facile capire che il motivo dello strato di sughero in questa specie di querce mediterranee (la quercia da sughero, appunto) è proprio quello di proteggersi in ambienti che naturalmente e periodicamente sono percorsi dal fuoco.

Tuttavia, gli incendi di origine naturale (causati per esempio dai fulmini) in Italia sono molto rari. Il vero nemico dei boschi è invece l’abbandono dei terreni rurali, la negligenza e disattenzione dell’uomo che, sommati ai cambiamenti climatici che rendono il nostro clima sempre più secco e caldo, risultano in un aumento degli incendi e della loro distruttività.

9. Le nostre foreste non valgono nulla
Dalle foreste italiane, ovvero da oltre il 34% del nostro territorio nazionale, viene lo 0,01% del PIL. È reale questo dato? Le nostre foreste quindi non valgono proprio nulla?

Assolutamente no, questo dato non tiene di certo conto del valore dei servizi ecosistemici erogati dalle foreste, che sono andati aumentando nella percezione delle persone e anche nel loro valore assoluto. Forse non in modo diretto, ma il bosco che protegge le nostre case dall’erosione del suolo e dalle alluvioni, che ci assicura acqua pulita nei rubinetti, che produce l’ossigeno che respiriamo, fa una bella differenza al nostro portafoglio… eccome se la fa!

Se consideriamo questi aspetti, il valore economico prodotto dalle foreste italiane sale a 450 € per ettaro all’anno *** (ossia 85 € all’anno per cittadino)!

10. Quindi va tutto bene?
Purtroppo no: anche se i nostri boschi non sono in pericolo, non c’è certo da cantare vittoria.
Il paradosso è che viviamo in una situazione molto lontana dal principio della gestione forestale sostenibile. I boschi ricoprono ben oltre il 34% del nostro territorio (sapevate che è una percentuale più alta di quella di Germania e Francia?), ma oltre la metà è abbandonata o semi-abbandonata.

Questo abbandono diffuso è un’occasione mancata di sviluppo per le nostre aree montane e per l’intera società, e ci espone a rischi sempre maggiori di dissesto idrogeologico ed incendi distruttivi. Ogni anno, infatti, per combatterli svuotiamo le casse di fondi che potremmo invece investire nella valorizzazione di tutti quei servizi ecosistemici che un bosco ben gestito offre alla società.

Non solo! Utilizziamo solo una minima parte del volume di legname che cresce ogni anno nei nostri boschi, ma nel frattempo siamo diventati i principali importatori europei di legno: la nostra industria importa oltre l’80% del legname che utilizza****. Ma da dove arriva tutti questo legname? Ed è sempre di origine sostenibile? Non proprio: siamo infatti tra i primi importatori al mondo da Paesi di Europa dell’est, Africa e Asia che sono realmente a rischio deforestazione, dove mancano controlli e norme e il legno è spesso originato da tagli illegali.

* Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi di Carbonio: https://www.sian.it/inventarioforestale/
** Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi di Carbonio: https://www.sian.it/inventarioforestale/
*** Rapporto ‘The Economics of Ecosystems & Biodiversity’ 2010: http://www.teebweb.org/our-publications/teeb-study-reports/ecological-and-economic-foundations/
**** Dati disponibili nel Unted Nations Comtrade Database: https://comtrade.un.org/

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