Se la lotta alla fame nel mondo passa attraverso la salvaguardia delle foreste

FSC Italia | 26 Luglio 2016

Secondo il report State of world’s forests 2016 della FAO l’agricoltura intensiva è il maggior fattore di deforestazione al mondo, ma gestione sostenibile e sistemi integrati di utilizzo del suolo possono prevenire questo trend, assicurando cibo e contrastando gli effetti dei cambiamenti climatici.

129 milioni di ettari di foresta persi nel periodo 1990-2015, l’80% dei quali da imputare a conversione ad uso agricolo del suolo e a livelli insostenibili di sfruttamento delle risorse forestali: son questi i numeri contenuti nel report FAO sullo stato delle foreste mondiali rilasciato la settimana scorsa in occasione della World Forest Week e del COFO23 di Roma. Numeri ancora più allarmanti se si considera che la popolazione mondiale, dagli anni 70 ad oggi, è raddoppiata, portando con sé una sempre maggiore richiesta di cibo.

A livello mondiale, questo trend si divide tra zone – Europa, nord America e nord-est asiatico – in cui a secoli di deforestazione selvaggia sono seguiti abbandono delle aree rurali, miglioramento dei metodi di coltivazione e politiche volte alla riforestazione e alla gestione forestale responsabile, e altre – soprattutto America Latina, Africa sub-sahariana e sud-est asiatico – dove colture intensive di palma da olio e per la produzione di biocarburanti hanno seriamente indebolito il patrimonio boschivo.

Secondo il report FAO, nelle aree tropicali e subtropicali, l'agricoltura di larga scala e di sussistenza è responsabile del 73% delle deforestazione di queste aree (FAO, State of World's Forests, 2016)

Secondo il report FAO, nelle aree tropicali e subtropicali l’agricoltura su larga scala e di sussistenza è responsabile del 73% delle deforestazione totale (FAO, State of World’s Forests, 2016)

Eppure le foreste sono indispensabili all’agricoltura e ai suoi processi: le aree boscate giocano infatti un ruolo essenziale nel ciclo dell’acqua, nella conservazione del suolo e nella protezione della biodiversità, compresi molti impollinatori.

“Dire che l’agricoltura è di per sé fonte di deforestazione è sbagliato e fuorviante” afferma Diego Florian, direttore di FSC Italia “Direi piuttosto che un certo tipo di agricoltura, privo di pianificazione e di gestione integrata con il territorio, è il peggior nemico per le foreste e, di conseguenza, per tutto il genere umano. Viviamo in un’epoca in cui la finitezza delle risorse ci costringe a pensare in termini di gestione responsabile più che di utilizzo tout-court” continua Florian, che aggiunge “Foreste e agricoltura sono indissolubilmente legati, e non possiamo pensare a soluzioni che contemplino l’azione solo su uno dei fattori della questione. Se gestita in un modo integrato e pianificato, la conversione dall’uso del suolo può quindi essere meno dannosa per l’ambiente, producendo un migliore risultato economico e sociale”.

Nonostante dunque molti Paesi abbiano adottato, negli anni, politiche mirate per i due settori (foreste e agricoltura), è tuttavia sempre più vivo il bisogno di strategie integrate sulla conversione di uso del suolo: in questo senso, un approccio su più fronti (politiche forestali, agricoltura, produzione di cibo, sviluppo rurale, ciclo dell’acqua e cambiamenti climatici) può essere la chiave per ridurre complessità e fornire strumenti di pianificazione e gestione responsabile di tali risorse.

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